Dalla Francia un Teknival in faccia a repressione e militarizzazione. Amplifichiamo la solidarietà!

Le immagini del sito militare di Bourges completamente ripulito. I sorrisi e la determinazione di decine di migliaia di persone festanti e solidali. La migliore risposta al clima di demonizzazione e inasprimento repressivo che giorno dopo giorno viene ordito anche Oltralpe al movimento dei free-party. 
Da una parte arte, autogestione, e contenuti antifa, dall’altra le roboanti minacce repressive del ministro dell’Interno francese, che fanno da sponda al giro di vite proposto e ottenuto da Letitia San Paul e accoliti xenofobi, con pene spropositate per organizzatori e partecipanti (la PPL 1133),  Media locali e nazionali che hanno cercato di fare  quantopiù da deterrente alla partecipazione di massa al teknival, in un crescendo di bufale e mezze verità che in parte ha ricordato quello orchestrato per lo Space Travel 2.
Il movimento dei free – non solo francese –  ha battuto i piedi (in tutti i sensi!), sia con la chiarezza dei comunicati e delle interviste uscite poco prima dell’ 1 Maggio, sia con le pratiche di cura e autogsestione di queste giornate.. Con lariappropriazione di massa in tempo di guerre guerreggiate e di reclutamenti anche nel cuore dell’Europala rivendicazione della libertà di espressione e di aggregazione come antidoto agli autoritarismi e alla canalizzazione dei desideri in funzione del profitto e della cieca obbedienza. Non che in Francia non siano statabituatx a ondate di onta e repressione delle TAZ e dei Free da oltre trentanni, ma l’inasprimento penale è un segnale di attacco inequivicabile alle forme di vita alternative, una variante “dura” della legge antirave che fronteggiamo in Italia.
La nostra complicità e solidarietà non può non andare allx compagnx che diverse ore fa si sono imbattutx nei sequestri e nelle cariche indiscriminate all’uscita dall’area. Una arena un tempo produttrice di morte e logiche di sterminio che invece per qualche giorno ha brulicato di vita e connessioni. D’altronde, LE teknival è anche confluenza, un mare fatto da tanti rivoli di autogestione e pratiche di mutualismo che si ritrovano e si espandono.
Daremo conto delle iniziative che verranno messe in campo per far fronte alla repressione penale ed economica a cui crew e individue andranno contro.. La capacità di moltiplicare pratiche e liberare energia creativa, dai presidi alle raccolte firme, alle collette, alle prossime street e altri momenti di riapproprazione ci sembrano il miglior viatico per il futuro prossimo e non solo. La teuf siamo tuttx
Ci piacerebbe nondimeno far tesoro nel nostro piccolo di questa esperienza, e condividere queste parole di Polette de La Nuit
    
 
“Oggi siamo qui riuniti per opporci alla crescente repressione del nostro movimento, alla chiara intenzione di isolarci, emarginarci e allontanare sempre più coloro che danno vita a questi spazi di aggregazione. Limitando l’accesso e complicando l’organizzazione, non ci proteggono, ma ci mettono in pericolo.
Questa nuova legge non mira solo ai free party. Minaccia tutti gli spazi di aggregazione. Attacca ciò che costituisce il cuore delle culture alternative: la libertà di riunirsi, di creare, di esprimersi in modo diverso. È un’offensiva contro pratiche culturali che esulano dalle norme, contro forme di espressione che disturbano perché sfuggono ai quadri prestabiliti. 
Questa legge è stata concepita da decisori che non conoscono né le nostre realtà, né le nostre pratiche, ed è fuori discussione piegarsi a una visione scollegata dalla realtà che nega la nostra esistenza e i nostri valori. 
Nonostante questa pressione crescente, nonostante la repressione, il movimento continua. Deve continuare. Perché dietro ogni sound system, dietro ogni raduno, c’è ben più della musica. Ci sono dei valori. Valori di inclusione, di condivisione. Spazi dove le differenze non sono tollerate, ma accolte. Dove ognuno può essere se stesso, senza maschere, senza giudizi, senza etichette. 
I
In un mondo che esclude, che categorizza, che stigmatizza, questi spazi sono essenziali. È qui che ci sentiamo accettati, legittimi, al nostro posto. Quindi no, non scompariremo. Ci adatteremo, resisteremo, continueremo a mantenere vivi questi spazi. 
Ci rifiutiamo di farlo nella clandestinità, nel pericolo imposto dall’assenza di dialogo. Non chiediamo il permesso di esistere. Esigiamo di essere ascoltati. 
Perché una società che reprime le sue culture alternative è una società che si impoverisce. Perché una società che impedisce ai suoi cittadini di riunirsi è una società che scivola verso derive liberticide. Perché ciò che difendiamo non è solo un movimento, è una visione del vivere insieme. 
Libera. Inclusiva. Vibrante. 
👊👊👊”
   

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