Riprendiamo e ripubblichiamo questa analisi secca/appello, divulgato in settimana da molteplici realtà di movimento, antirepressione e riduzione dei rischi in contesti autogestiti e di free-party francesi, a seguito dell’accelerazione dal punto di vista legislativo, volta ad avere non solo funzione deterrenziale, ma proprio a colpire duramente e in modo inaccettabile in senso penale le libertà di riunione ed espressione. Ci sembra il minimo riprenderlo, e considerare questa nuova pulsione autoritaria (sotto forma di “nouvelle loi anti-rave“, la legge 1133, proposta dalla destra.. “liberale”.. discussa nel Parlamento il 9 Aprile e la cui mozione è approvata, con poche riserve, il giorno seguente) non scindibile sia dal tentativo meloniano di imbrigliare i “raduni non autorizzati”, specie se a carattere ricreativo, sia a livello meta-politico di creare una stigmatizzazione dell’autogestione come qualcosa di inaccettabile e che va ricondotta, ça va sans dire, ai ranghi, all’allineamento, all’intruppamento dei desideri in nome del dio merce e del padre-patria..
All’appello aggiungiamo un link/testimonianza su quanto è accaduto e in accadimento a seguito del free “Des’astres Urbaines” dell’11 Aprile, e del Multison “Against the Order” (da Tekno AntiRep)


EDITORIALE: Repressione dei rave party
“Una gioventù che balla non è una minaccia, un corpo che balla non è un nemico”
da Techno Plus Asso. 16/04/2025
«La libertà di ballare non è negoziabile. In un’epoca in cui l’individualismo e l’autoritarismo occupano sempre più spazio nella società, la festa resiste.
Ovunque, le democrazie vedono restringersi i propri spazi di libertà. I popoli vivono con l’ansia come sottofondo permanente. La politica quotidiana si inasprisce, i discorsi si chiudono, i corpi si irrigidiscono.
In questo contesto, ogni fine settimana migliaia di persone scelgono di ritrovarsi, spesso lontano dal trambusto delle città, per ballare insieme fino all’alba.
Questa scelta è politica. Non nel senso partitico del termine, ma nel suo significato originario: riprendere il controllo delle proprie azioni, organizzarsi collettivamente, rifiutare che la festa sia una merce.
Questi spazi di festa e di libertà sono una risposta umana, antica e legittima: le persone che vi si ritrovano hanno un impianto audio, uno spazio e la convinzione che la libertà non si rivendica, ma si pratica.
La festa libera è oggi emarginata, eppure attraversa le generazioni, gli ambienti, i territori.
Riunisce persone che non avrebbero mai avuto motivo di incontrarsi altrove. Produce solidarietà. Arte. Comunità. Plasma la convivenza.
Espressa oggi da oltre trent’anni nella nostra società sotto forma di free party, porta con sé una cultura che ha saputo organizzarsi, strutturare le proprie regole, creare i propri dispositivi di auto-aiuto e di sostegno reciproco per rispondere autonomamente ai propri bisogni.
La Francia ha sviluppato pratiche riconosciute a livello europeo.
Accumulo di minacce legislative e politiche
I prossimi mesi vedranno un accumulo senza precedenti di minacce legislative e politiche.
Oggi, una commissione d’inchiesta al Senato. Domani una proposta di legge volta a criminalizzare i rave party all’Assemblea nazionale. Dopodomani, un disegno di legge presentato dal ministro dell’Interno. Tanti testi che, separatamente o combinati, potrebbero limitare in modo duraturo il diritto di riunirsi, di organizzarsi, di circolare, di ballare. In breve, di ritrovarsi tra amici, tra appassionati, tra esseri umani.
Nel frattempo, sul campo, la repressione si intensifica: decreti prefettizi abusivi attaccano le libertà di circolazione e di riunione, il materiale personale viene spesso sequestrato o distrutto, i festaioli vengono umiliati e maltrattati ogni fine settimana.
Gli organizzatori che investono volontariamente il loro tempo e i loro risparmi vengono perseguiti per feste che non hanno scopo di lucro. Tutto ciò comporta gravi conseguenze, siano esse:
• finanziarie (al Teknival di Quimper nel 2024 sono state comminate multe per oltre 1,7 milioni di euro)
• legali (il presunto organizzatore del free party di Lieuron nel 2021 sarà sottoposto a custodia cautelare per l’organizzazione di una festa, da cui sarà poi assolto dal tribunale)
• o talvolta mortali (nel 2019, Steve Maia Caniço è deceduto in seguito a una carica della polizia durante la Festa della Musica a Nantes) per raduni pacifici e festosi, dove l’autogestione e la benevolenza sono valori fondanti.
Una politica che criminalizza e reprime in modo così violento la festa libera. Questa non è sicurezza.
È autoritarismo.
Dal punto di vista giuridico, il diritto di riunirsi è garantito dall’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La libertà di espressione artistica e culturale è un diritto fondamentale riconosciuto dal Consiglio costituzionale .
Qualsiasi restrizione a queste libertà deve essere strettamente proporzionata a un obiettivo di ordine pubblico dimostrato.
Criminalizzare una pratica culturale perché disturba non supera questo filtro. Leggi liberticide di questo tipo non dovrebbero poter essere presentate in un paese il cui motto è «libertà, uguaglianza, fraternità».
Spingere la festa ancora di più nella clandestinità aggrava esattamente ciò che si pretende di combattere.
Le associazioni di riduzione dei rischi perdono l’accesso al territorio. I partecipanti non chiamano più i soccorsi.
Gli organizzatori non possono più collaborare con le autorità.
I rischi non scompaiono. Si nascondono.
Noi, firmatari di questo appello, chiediamo alle autorità pubbliche di avviare un dialogo concreto con gli attori della festa libera, che hanno già fatto un passo verso il Ministero dell’Interno nel 2024 annullando il Teknival di portata nazionale durante le Olimpiadi.
Chiediamo di respingere qualsiasi legislazione che criminalizzi i raduni festivi. Chiediamo di proteggere ciò che, nelle nostre società, permette ancora alle persone di respirare.
BALLARE É UN ATTO DI LIBERTÁ. DIFENDERLO É UN ATTO POLITICO»