
Riceviamo e diffondiamo:
Ancora una volta, la repressione statale si abbatte sui free party attraverso sequestri massicci di impianti audio e multeinflitte sistematicamente ai partecipanti. Nonostante la nostra chiara volontà di instaurare un dialogo e di lavorare insieme in buona intesa, i nostri politici si ostinano e scelgono di ascoltare solo la voce della violenza e della repressione. Colpire invece di dialogare, questo è il mantra delle grandi potenze mondiali.
Si sentono ancora circolare gli stessi stereotipi sulle nostre feste: i free party sarebbero luoghi pericolosi, dove la droga scorre a fiumi, dove i giovani verrebbero a rischiare la vita e dove i partecipanti lascerebbero i terreni disseminati di rifiuti.
Sul posto, tuttavia, i servizi di soccorso inviati sul posto lodano all’unanimità l’eccezionale bilancio sanitario di un evento di tale portata. Questo stesso bilancio è stato reso possibile grazie al lavoro instancabile di un ampio ventaglio di associazioni di salute comunitaria specializzate nel tema della Riduzione dei Rischi in ambito festivo o nella sensibilizzazione e prevenzione riguardo alle Violenze Sessiste e Sessuali.
Inoltre, una squadra era rimasta sul posto con l’obiettivo di ripulirlo prima di essere allontanata dalla gendarmeria mobile, senza nemmeno aver potuto finire di cancellare le tracce del nostro passaggio.
Lungi dall’ascoltare le rivendicazioni portate avanti da un intero movimento che si ribella alla deriva ultra-securitaria delle nostre politiche, il Ministro dell’Interno si è risentito nel vedere 40.000 festaioli invadere la sua roccaforte natale. Ha così dato la stessa risposta data a tutte le forme di contestazione popolare nel corso dell’ultimo decennio. Una risposta fredda, austera, un pugno chiuso di fronte a una mano tesa.
Assistiamo ancora una volta a un colpo di forza da parte dei nostri governanti, chiusi nella loro logica del tutto repressivo. Siamo guidati da una classe scollegata dalle nostre realtà che favorisce i propri interessi accaparrandosi il potere e le ricchezze. Ne sono testimonianza il regresso dei nostri diritti sociali, lo smantellamento dei servizi sanitari e dell’istruzione, e il disastro ecologico che ci minaccia a vantaggio delle industrie belliche.
Queste strategie avvantaggiano solo una manciata di individui che asserviscono il mondo.
La gestione del Teknival da parte del prefetto del Cher e del ministro dell’Interno non è che un’ulteriore prova della linea securitaria adottata dal nostro governo e già documentata da numerose ONG e collettivi per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo. Queste scelte si inseriscono in modo duraturo nella svolta autoritaria che il nostro paese ha scelto di intraprendere.
Riaffermiamo oggi la nostra posizione secondo cui le scelte politiche del nostro paese devono andare a vantaggio dell’interesse della maggioranza e non di pochi privilegiati.
Da anni ormai le misure punitive nei nostri confronti si intensificano. Eppure, l’affluenza a questo Teknival è stata in aumento rispetto a quella di Villegongis nel 2023, mettendo così in luce la volontà di riunirsi e di scambiarsi idee insieme, più forte delle minacce che ci opporrete.
Ancora una volta, chiediamo l’abbandono della PPL 1133 e del progetto di legge RIPOST che, lungi dal fornire soluzioni a tematiche pubbliche, non fanno altro che favorire la distanza che si è già instaurata tra la nostra classe dirigente e gli attori della festa libera.
Questa stigmatizzazione di gran parte della gioventù non avrà alcuna influenza positiva. Non farà altro che favorire la clandestinità dei nostri eventi e porterà inevitabilmente le persone che li animano a un processo di radicalizzazione, con l’obiettivo di continuare a far vivere questi spazi festivi a cui teniamo tanto. Margaret Thatcher in passato, e Georgia Meloni più recentemente, hanno già cercato di spegnere la nostra cultura prima di voi. Non hanno fatto altro che rafforzarci nelle nostre convinzioni.
È ora di comportarsi da leader responsabili piuttosto che da signori che obbediscono solo al proprio ego e si credono al di sopra del popolo.
Sono più di 30 anni che il Free Party esiste, nonostante gli innumerevoli attacchi di cui è stato oggetto. Non si è mai piegato.
Per una volta, preferirà strapparvi la corona piuttosto che lasciarsi morire senza opporre resistenza.
Se le nostre feste sono politiche è proprio perché voi le avete costrette a diventarlo.
Ci vediamo l’anno prossimo, da qualche parte in Francia, tra i due turni di un’elezione che ridefinirà i contorni di un futuro già segnato dall’ascesa di idee che pensavamo fossero relegate al passato.
Gli organizzatori del Teknival di Bourges 2026